


Travolto dalla valanga di dichiarazioni, anatemi, insulti, opinioni di medici, specialisti, giuristi, teologi, giornalisti e filosofi, sento il bisogno di ricordare a me stesso che Eluana in questo momento della sua esistenza è soprattutto un corpo, e che ciò che ci si propone da parte di chi nega la liceità del percorso verso la morte di Eluana è il controllo e il dominio sul suo corpo. In questa feroce determinazione la chiesa cattolica sembra aver recuperato tutto il vigore investito nel passato per ottenere il controllo delle coscienze e sembra aver trovato sponda altrettanto feroce nel governo. La questione del corpo, del fatto che (Pasolini, mi pare...) noi non abbiamo un corpo ma siamo un corpo, mi sembra più che mai la questione. Ed è per questo che la sorte di Eluana sta così a cuore al compatto schieramento pro-life, lasciarla andare al Padre, come chiese ed ottenne per sé Giovanni Paolo II, significherebbe riconoscere all'individuo il diritto di decidere che fare del proprio corpo e della propria vita nei momenti più estremi e importanti. E questo appare intollerabile a chi non può rinunciare all'idea che noi non siamo ma apparteniamo.



Ingannati dalla volontà di comprendere e ridurre tutto a materia nobile, a metafisica pret-à-porter , veniamo prontamente ricondotti alla categoria del vedere e il nostro sguardo non abbandona un'istante il volto di Veronica, tanto presente da diventare esso stesso la pellicola su cui viene impresso il film. E Irène Jacob riesce straordinariamente a trattenere e misurare un'interpretazione semplicemente magistrale. Tutto nell'economia della visione sembra perdere importanza, la sintassi narrativa, le apparenti incongruenze, le presenze misteriose, tutto viene trascinato via dalla gioia della visione di un cinema purissimo, dove l'immagine è il che cosa, e il non risolversi del film, il lasciare non detto, non fa che perpetuarne l'eco emotivo.
Per cause a me sconosciute la mia copia dvd si è rifiutata di fornirmi la versione in italiano del film, proponendomi cocciutamente la versione sottotitolata, salvo poi, improvvisamente, durante la seconda visione, passare alla versione nella nostra lingua senza preavviso. Beh, guardatelo pure con i sottotitoli, i dialoghi sono pochi e la loro lettura non disturba la visione, mentre il doppiaggio appiattisce e toglie pathos all'originale. Fidatevi!