
Il flusso delle immagini fissa fin dall'inizio la dichiarazione d'intenti del film: distorsioni e sfocature dell'immagine di Veronica/Irène Jacob accompagnano i titoli di testa, premettendo la natura sfuggente e illusoria della doppia narrazione kieslowskiana. Ed è proprio il corpo di Irène Jacob, la sua normale bellezza (non esiste una sola inquadratura in cui non sia presente) a sovrapporsi e a intrecciarsi con le trame del Caso, delle Possibilità e del Destino, disseminate lungo il percorso.

Ingannati dalla volontà di
comprendere e ridurre tutto a materia nobile, a metafisica
pret-à-porter , veniamo prontamente ricondotti alla categoria del vedere e il nostro sguardo non abbandona un'istante il volto di Veronica, tanto presente da diventare esso stesso la pellicola su cui viene impresso il film. E Irène Jacob riesce straordinariamente a trattenere e misurare un'interpretazione semplicemente magistrale. Tutto nell'economia della visione sembra perdere importanza, la sintassi narrativa, le apparenti incongruenze, le presenze misteriose, tutto viene trascinato via dalla gioia della visione di un cinema purissimo, dove l'immagine
è il che cosa, e il non risolversi del film, il lasciare non detto, non fa che perpetuarne l'eco emotivo.

Centrale come spesso accade per Kieslowski è la collaborazione di Zbigniew Preisner, autore delle splendide partiture e di Slawomir Idziak, autore della fotografia: entrambi da considerarsi co-autori assieme allo sceneggiatore Piesiewicz. Prima produzione ad alto budget dopo il successo del Decalogo, è anche il primo film girato parzialmente al di fuori della sua Polonia in quella che diverrà la sua patria adottiva, la Francia della trilogia dei colori (Film Blu, Film Bianco, Film Rosso). Beh, che dire, è in questi giorni in edicola come primo numero di una collana dedicata al grande regista polacco, al prezzo di una pizza d'asporto...
Per cause a me sconosciute la mia copia dvd si è rifiutata di fornirmi la versione in italiano del film, proponendomi cocciutamente la versione sottotitolata, salvo poi, improvvisamente, durante la seconda visione, passare alla versione nella nostra lingua senza preavviso. Beh, guardatelo pure con i sottotitoli, i dialoghi sono pochi e la loro lettura non disturba la visione, mentre il doppiaggio appiattisce e toglie pathos all'originale. Fidatevi!