06 maggio 2010
Krisis
Sembra che "krisis" sia lo stato permanente dell'economia mondiale. Ma "crisi" e "permanenza" sono due situazioni in contraddizione tra loro. Forse non lo sanno.
02 maggio 2010
un ettaro di cielo
Film del 1958 con Marcello Mastroianni e Rosanna Schiaffino di Aglauco Casadio, autore di un solo altro film oltre a questo (tornerà poi alla sua principale passione di scrittore e critico d'arte). Mi è capitato di vederlo già un paio di volte dapprima su La7 e poi sulla Rai e ho subito il fascino di questa piccola favola padana, esile e poetica, sorridente e malinconica. Va visto in un pigro mattino di maggio, tra l'odore del caffè e i residui di un sonno profondo. Come ho fatto io.
25 aprile 2010
venticinque aprile
Topolino mio caro,.
è il tuo papà che ti scrive, il tuo papà che ti ha voluto tanto bene anche se qualche volta è stato severo. Non mi vedrai più Mary ma non dimenticarmi. Ricordami spesso e con orgoglio. È la politica che mi uccide, ma tuo papà non è stato ladro nè assassino.
Vogli bene alla mamma, te lo raccomando. Studia e fatti onore. I miei compagni non ti abbandoneranno.Io ti benedico, Mary. Bacia la mia foto e prega per me.
Ogni sera prima del sonno mandami un bacio.
Il tuo papà non piange, non piangere neanche tu.
Ama la mamma e la tua casa.
Conforta il dolore della mamma e baciala tanto per me.
Ti abbraccio forte e ti bacio
tuo papà.
Arturo Gatto
Di anni 36, fucilato alle ore 8 del 23 settembre 1944
è il tuo papà che ti scrive, il tuo papà che ti ha voluto tanto bene anche se qualche volta è stato severo. Non mi vedrai più Mary ma non dimenticarmi. Ricordami spesso e con orgoglio. È la politica che mi uccide, ma tuo papà non è stato ladro nè assassino.
Vogli bene alla mamma, te lo raccomando. Studia e fatti onore. I miei compagni non ti abbandoneranno.Io ti benedico, Mary. Bacia la mia foto e prega per me.
Ogni sera prima del sonno mandami un bacio.
Il tuo papà non piange, non piangere neanche tu.
Ama la mamma e la tua casa.
Conforta il dolore della mamma e baciala tanto per me.
Ti abbraccio forte e ti bacio
tuo papà.
Arturo Gatto
Di anni 36, fucilato alle ore 8 del 23 settembre 1944
21 aprile 2010
il Giustiziere
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Balotelli Mario: ci vuole proprio tutta per riuscire a rovinare una serata che noi tifosi sobriamente usiamo definire fantastica, leggendaria, mitica, in un continuo esercizio di understatement britannico. La sera in cui i barbari erano alle porte, la vittoria una timida speranza, la sconfitta un turbinoso vorticare di pensieri, ecco che ci tocca smoccolare e sacramentare all'indirizzo dell'esecrabile autore del Vile Gesto, che nessun pentimento tardivo potrà mai cancellare: l'oltraggio alla maglia! Il giovinastro non solo era entrato in campo a quindici minuti dalla fine come se dovesse comprare un gelato nel chiosco del paese, non solo spedisce in direzione della stazione spaziale orbitante un pallone che Stankovich avrebbe tanto voluto sui suoi ruvidi piedoni, ma, fischiato, si rivolge verso il pubblico ed urla tutti i suoi dubbi in merito alla condotta morale delle mamme degli ottantamila tifosi, peraltro abbarbicati ai parapetti e ai santini di Padre Pio negli infuocati minuti finali. Inutile dire che i devoti di san Mourinho l'hanno presa piuttosto male e hanno scaricato sull'incauto uno tsunami d'insulti. Sembrava già abbastanza, ma a fine partita, mentre baciavo lo schermo del mio LCD proponendo Josè Mourinho Santo Subito, ecco il fattaccio: Balotelli si sfila la gloriosa divisa neroazzurra e la getta per terra. La getta per terra. Ho ancora il televisore tra le braccia, lo ripongo delicatamente e tento di incenerire telepaticamente il vile iconoclasta ma lo vedo svanire indenne nel tunnel che porta agli spogliatoi. Inquieto seguo le interviste post partita e sento Ibrahimovic dire “ Materazzi ha aggredito Balottelli nel tunnel, non ho mai visto niente del genere in tanti anni di carriera!, sembrava volesse ucciderlo!” un sorriso pacificato mi attraversa il volto, frugo nei cassetti, ecco una ruvida immagine del Giustiziere emergere dalle scartoffie, la spolvero appena, la appendo delicatamente sopra allo stipite della porta d'ingresso, vado a nanna.
15 aprile 2010
09 aprile 2010
conservazione
Italia, paese di porci e mascalzoni. Il paese delle mistificazioni alimentari, della fede utilitaria (l’attesa del miracolo a tutti i livelli) della mancanza di senso civico (le città distrutte, la speculazione edilizia portata al limite) della protesta teppistica, un paese di ladri e di bagnini (che aspettano l’estate) un paese che vive per le lotterie e per il giuoco del calcio, per le canzoni e per le ferie pagate. Un paese che conserva tutti i suoi escrementi.
Ennio Flaiano, 1969
06 aprile 2010
mancanze
"Le mancanze e gli errori di sacerdoti sono usate come armi contro la Chiesa. Dietro gli ingiusti attacchi al Papa ci sono visioni della famiglia e della vita contrarie al Vangelo. E' ormai un contrasto culturale il Papa incarna verità morali che non sono accettate".
cardinale Sodano
27 marzo 2010
22 marzo 2010
giustamente
Non posso fare a meno di pensare che il grande risultato ottenuto da Obama con la nuova riforma sanitaria (peraltro non ancora del tutto definita), da noi sembrerebbe un clamoroso passo indietro. In alcune immagine televisive ho visto dei contestatori della riforma inalberare cartelli con scritto "la salute NON E' un diritto". Credo che da noi sarebbero presi a sassate. Giustamente.
21 marzo 2010
Sweetest Taboo
Ma guarda chi si rivede, cinquantunenne ma con la stessa pettinatura di vent'anni fa e la stessa identica britannica coolness. E pure di nuovo in testa alle classifiche...
18 marzo 2010
certa gente...
Ancora più duro Francesco Storace, segretario nazionale de La destra: "Gli inni alla pedofilia, gli insulti al Papa sono sconcertanti, indignano e rendono sempre più cupa una società ormai priva di etica. Sono queste le cose per cui certa gente dovrebbe andare in galera".
09 marzo 2010
ToninoCarinoDaAscoli
Ho riso molto di lui e dei suoi compagni d'avventura nel mitico 90° minuto di fine anni '70 primi '80. Ha alimentato molte serate d'imitazioni improvvisate e con "Macello" Giannini ("Hapitano viola? Hapitano viola ha giochato bene..") se la giocava alla pari. Addio, toninocarinodaascoli...
04 marzo 2010
continuità
Aldo Busi all'Isola dei Famosi è cinico, intelligente, tendente allo sgradevole e fa sfoggio di un italiano così elegantemente sofisticato da sembrare "normale". Insomma Aldo Busi Al'Isola dei Famosi continua ad essere Aldo Busi.
25 febbraio 2010
decolorazione
Il volto pasolinianamente scavato di Massimo Ranieri guarda il se stesso di quarant'anni prima. La tele-visione annulla il gap spazio temporale semplicemento decolorando l'adesso. Il prima fa ancora un figurone, comunque.
22 febbraio 2010
banda
"Quando al mondo appare un vero genio, lo si riconosce dal fatto che tutti gli idioti fanno banda contro di lui"
J. Swift
15 febbraio 2010
"Io non mi pento mai di niente".
"Tutto è successo mercoledì 10 febbraio quando, all'interno della puntata, Bigazzi ha spiegato - ricordando una tradizione del passato - come si fa a cucinare, appunto, il gatto. Ricordando quando "lo si teneva per tre giorni nell'acqua del torrente" per preparare al meglio "le sue carnine bianche". Inevitabili le proteste, esplose anche sul web, di tutto il mondo animalista. Fino alla sospensione di Beppe Bigazzi, annunciata nel corso della puntata odierna dalla conduttrice Elisa Isoardi."
tutta la mia solidarietà a Bigazzi che ci ha ricordato che non esistono animali di serie A e animali di serie B che si possono tranquillamente macellare e gustare a tavola. e che il peraltro antipaticissimo Bigazzi sia costretto a precisare "io non mi pento mai di niente" la dice lunga sul fanatismo ideologico degli autonominatisi "animalisti" che pare non abbiano nulla da obbiettare quando nello stesso programma si illustrano le ricette per cucinare un povero pollo.
ah, naturalmente io sono un carnivoro e mi farebbe molta impressione mangiare un gatto, ma questo è un altro discorso...
08 febbraio 2010
Franco Basaglia
"Se la malattia mentale è, alla sua stessa origine, perdita dell'individualità, della libertà, nel manicomio il malato non trova altro che il luogo dove sarà definitivamente perduto, reso oggetto della malattia e del ritmo dell'internamento"
Con tutti i limiti dell'italian fiction.
29 gennaio 2010
The Kingdom: horror for the masses
viste in dvd le cinque puntate della versione italiana di questo ferruginoso meta horror sbriciolato dalle perverse dita di Lars Von Trier. E' del 1994 e il regista ammetterà di aver visto ed ammirato il di poco precedente capolavoro lynchiano Twin Peaks, non del tutto inutilmente. Il risultato è più vicino al Ghezzi fuori sincrono (in piena notte inquietante e vagamente minaccioso) che alle distorsioni spaziotempo di Lynch, ma un certo fascino malsano tracima dallo schermo lentamente puntata dopo puntata. Only for fans.
19 gennaio 2010
13 gennaio 2010
il succo del suo discorso
"Con la crisi attuale - è il succo del suo discorso - una riduzione delle tasse è fuori discussione"
01 gennaio 2010
'00
naturalmente domani la rifarei diversa, ma insomma questi sono i dieci degli anni '00 per me. Non è una classifica che intende riflettere il "valore", ma la frequenza di ascolto e la resistenza alla distanza nel ripostiglio memo-sensoriale del mio cervello dedicato alla musica.
29 dicembre 2009
ma allora...
non mi sbagliavo nel ricordare un precedente piuttosto illustre al Partito dell'Amore di Silvio, beh, tout se tien...
20 dicembre 2009
tenerezze
L'ottantenne Marco con candido codino compare dal mellifluo Fazio. Lo guardo con immutato affetto e, intenerito, non gli rimprovero più niente...
13 dicembre 2009
11 dicembre 2009
26 novembre 2009
Nutbush City Limits
E' uno dei miei primi ricordi musicali, dal JukeBox del bar, 73/74. Tina intanto ha compiuto settant'anni...
18 novembre 2009
e volentieri...
Caro Alberto,
mi chiedevi con un po’ di curiosità, vista la mia idiosincrasia per la scrittura di Baricco, di questo suo ultimo romanzo che ho letto perché quasi invitato da persone che avverto spesso come affini e di cui dunque mi fido.
Ti dico: per quanto non riesca a togliermi di dosso l’impressione che la scrittura “letteraria” di Baricco sia una scrittura che si guarda continuamente allo specchio, che anche quando è asciutta e pulita lo è in modo da farti sentire che è proprio asciutta e pulita (ti ricordi Gaber che si guarda allo specchio? “Ma sarò spettinato bene?”), malgrado questo effetto che non so se sia una mia fissa o sia davvero così, malgrado la trama (con le sue morti e le sue conversioni) sia spesso prevedibile, il libro è bello.
Il libro, come saprai, è il racconto di un passaggio, di una trasformazione. Di un passaggio e di una trasformazione peculiare. Del passaggio da una identità definita (il personaggio e i suoi amici sono, come sai, tipi da parrocchia, da chitarre, da campeggio con i preti) a un mondo in cui quelle identità si smarriscono e sopravvivono solo (ma non è poco) come ricordo.
La forza del libro sta secondo me nel fatto che nel rito di passaggio che si tende a leggere come una sorta di perdita dell’innocenza (ammesso e non concesso che una innocenza “prima” esista) in quel passare il varco verso una qualche forma di età adulta (ammesso e non concesso che quel passaggio conduca davvero all’età adulta) ci si riconosce tutti.
Il “noi” di questo libro non è un “noi” ideologico. Quello dentro il quale Baricco conduce è un “noi” che davvero scavalca il “noi” dei personaggi. E questo, se ci pensi, è tanto più impressionante se consideri che tutto il romanzo è giocato proprio sulla contrapposizione, avvertita davvero come esistenzialmente determinante dalla voce narrante e dai suoi amici, tra “noi” e “loro”, tra “noi” e “gli altri”. “Noi” appunto dice quelli che vanno in Chiesa, che riescono a trovare un senso coerente alle loro vite nel volontariato più umile, che credono, che suonano la chitarra in quel modo là che tutti sappiamo, che cantano senza vergognarsi, che fanno le passeggiate, che vanno in montagna, che si vestono in quel modo che non si dovrebbe vedere e che si vede lontano un miglio.
Beh, se non è un “noi” ideologico, dirai, è un noi addirittura settario. E qui è la bravura, secondo me, di Baricco. Perché in quel “noi” così definito e chiuso ci riconosciamo tutti, anche chi quel mondo l’ha intravisto solo di striscio o non l’ha incontrato affatto. Perché è il rito di passaggio quello che conta. E la scelta di Baricco di raccontarlo, questo rito, all’interno di un “noi” che si definisce in modo così identitario e identificante (e dunque necessariamente esclusivo ed escludente) consente di rappresentarlo vividamente, come forse altrimenti non sarebbe stato possibile. Quel “noi” così compatto da sembrare impermeabile al resto, è in realtà un “noi” che appartiene a tutti. Perché, tutti, ho l’impressione, ci siamo andati definendo per contrapposizione ad “altri”.
Ma quella cosa che ti dicevo all’inizio della scrittura di Baricco mi ha attraversato per tutta la lettura. Come talvolta un senso di artificiosità che non potevo non trovare fastidioso.
L’io narrante sembra quasi sempre dentro e fuori dall’io di cui parla. “Ovvio”, si dirà, quell’io è sparito nel rito di passaggio. Ora è un altro io quello che parla, che racconta e che ricorda. Ma l’io narrante, pur tenendo conto di questo scarto, sembra non avere una lingua che corrisponde a quell’io che è il protagonista e che dovrebbe invece essere lo stesso io. Pur considerando la dimensione del ricordo e dunque la distanza e la separazione dell’io che racconta, dell’io narrante, si avverte una discrasia che suona retorica e “letteraria” tra l’io che vive questa storia e l’io che ne parla. Si ha insomma la sensazione che quell’io non sia mai del tutto dentro all’io di cui sta parlando. Che quell’io sia appunto uno stratagemma, un espediente. Che sia troppo lontano nelle sue considerazioni e nel suo sguardo sul mondo da quell’io lì di cui si parla.
Per dirti: se vai a pag. 42 troverai delle considerazioni (che più sensate non si può) sulla musica chitarrosa delle chiese che sembra avere un senso solo lì e non averne alcuno fuori di lì. E insieme a queste considerazioni, delle piccole riflessioni sull’estetica kitsch della Chiesa contemporanea: «la stessa Chiesa che una volta commissionava gli affreschi di Rubens e le cupole di Borromini adesso si affligge in un’estetica evangelica vagamente svedese – ai limiti del protestante. Roba che non ha rapporto con la bellezza vera più di quanta ne abbia una panca in rovere, o un aratro ben fatto».
Ti vedo già sorridere compiaciuto nel leggere queste cose. Così come sorridiamo compiaciuti sulle considerazioni che Baricco fa su Repubblica quando parla dei barbari o dei finanziamenti ai teatri dell’opera. Ma con quell’io lì, quello che è dentro questa storia, cosa c’entrano queste considerazioni?
O ancora: è davvero quell’io lì che alla fine del romanzo, a pag. 137, si permette di pensare riferendosi alla gente di chiesa, a quelli che frequentano le messe, «ma va detto che quella è gente educata, conosce ancora la misura di ciò che è appropriato – un’arte che va smarrendosi».
Una frase che viene da applaudire pensando alla faccia di Baricco che la dice rallentando sul finale in tv, con la pausa giusta al posto del segno di sospensione, serrando le labbra alla fine, con il sorriso compiaciuto di chi sa che ha toccato il tasto giusto.
Una bella frase degna del miglior Baricco, insomma. Non di quell’io lì che racconta questa storia.
Leggilo. Mi dirai.
Ciao
Luca
15 novembre 2009
13 novembre 2009
03 novembre 2009
la croce e il nulla
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