C'è tutto il Wong Kar-wai che piace a me in questo film del 1995: imperfetto e "stonato", liquido e distorto, intimista e d'azione, freddo e caldo blu e rosso. C'è tutta la scenograficissima pioggia e ci sono tutte le indispensabili sigarette. Se si superano le ridondanze che accompagnano sempre i suoi film, resta il magistrale racconto per immagini, stiloso e definitivo, acido e lirico. Vedendo i suoi film ci si fa l'idea che Wong Kar-wai sia essenzialmente un visionario, cioè autore di visioni pre-testuali e dunque di grafie puramente cinematografiche a sostegno di storie invariabilmente poggiate sul melodramma tradizionale. In questa convivenza tra forma visiva estremamente (post) moderna e quella testuale decisamente retrò si gioca tutto il fascino dei suoi film. Insomma non per tutti ma per me sì.
01 luglio 2008
angeli perduti
C'è tutto il Wong Kar-wai che piace a me in questo film del 1995: imperfetto e "stonato", liquido e distorto, intimista e d'azione, freddo e caldo blu e rosso. C'è tutta la scenograficissima pioggia e ci sono tutte le indispensabili sigarette. Se si superano le ridondanze che accompagnano sempre i suoi film, resta il magistrale racconto per immagini, stiloso e definitivo, acido e lirico. Vedendo i suoi film ci si fa l'idea che Wong Kar-wai sia essenzialmente un visionario, cioè autore di visioni pre-testuali e dunque di grafie puramente cinematografiche a sostegno di storie invariabilmente poggiate sul melodramma tradizionale. In questa convivenza tra forma visiva estremamente (post) moderna e quella testuale decisamente retrò si gioca tutto il fascino dei suoi film. Insomma non per tutti ma per me sì.
26 giugno 2008
una ragione per credere
oggi su tutti i notiziari immagini del concerto milanese di Bruce Springsteen. Ovviamente dispiegato tutto l'armamentario della banalità telegiornal-musicale. Io prendo lo spunto per ricordare quel 21 giugno del 1985 con i miei amici per il primo concerto italiano del Boss, all'epoca in cui ancora una canzone poteva salvarmi la vita. E l'epica stradaiola, la retorica dei bassifondi con il suo universo di perdenti, assomigliava a quello di molti (altro mio cult dell'epoca fu Tom Waits) ma a me piaceva la profonda tenerezza del suo sguardo e la disarmante onestà (assolutamente americana) della sua poetica. Più o meno da quel tempo ha smesso di dirmi qualcosa d'importante, ma voglio cogliere l'occasione per dirgli che anche a me, come a molti altri ha regalato in tempi bui a reason to believe. Per cui, in enorme ritardo, grazie ancora Bruce!
24 giugno 2008
22 giugno 2008
Una banale straordinarietà
Sono nella posizione migliore per osservare: ultimo banco a sinistra, ultimo posto incastrato tra il muro ed il confessionale. Davanti a me circa duecento persone gremiscono la chiesa di quartiere, è una domenica mattina con temperatura gradevole, e mi predispongo di buon grado ad onorare il battesimo dei gemellini figli di un mio carissimo amico. Ma c'è qualcosa che non quadra, non ho ancora capito cosa, ma una strana inquietudine si fa strada gradualmente nel mio stato d'animo. Ci sono: chi è l'unico imbecille vestito di tutto punto con completino in lino blu scuro, camicia azzurra e cravatta? Ma io naturalmente! Unico su un centinaio circa di uomini agghindati con tutte le combinazioni possibili tra camicie a maniche lunghe, corte, un po' lunghe e un po' corte, a colori, a disegni stampati oppure, per i più giovani, magliette con le scritte belle grandi. Nell'indecisione se sentirmi un baluardo della civiltà occidentale o un imbecille ancora una volta inadeguato alle circostanze, vago disperatamente con lo sguardo di fila in fila. Possibile? Neanche un completo verde pistacchio con camicia rosa e cravatta gialla? Beh, dov'è finita l'etichetta, il semplice rispetto per la gioiosa sacralità di un battesimo? Dov'è il rispetto del luogo e del momento che è anche rispetto per se stessi? Che, siamo al mercato? L'idea di scacciare i mercanti dal tempio a pedate nel sedere mi sfiora in un brivido di perverso piacere, ma dato l'ingombrante precedente storico, recedo dal mio intento. Improvvisamente sento una gran voglia di messa in latino, inginocchiatoi scomodi, digiuni e cilicio. Ovviamente da buon non credente, sono animato da un profondo rispetto per la religiosità e per la tradizione... dunque m'indigno: oddio, non starò mica diventando Giuliano Ferrara? Come se non bastasse, la cerimonia è “allietata” da un'allegra combriccola di schitarratori che hanno la bella pensata di grattuggiare le corde delle chitarre di tanto in tanto, producendosi in stacchetti da serata dei Telegatti. Tra me e me invoco un ritorno della pena di morte, per i casi più efferati s'intende, come appunto le schitarrate a messa. Niente, niente... no ecco, non tutto è perduto... nelle primissime file... un signore distinto e serenamente distaccato: sfoggia un dignitoso abito con dignitosa cravatta, ecco, lo riconosco: è un signore di antica borghesia liberale, mio fratello nel grande oceano di sciatteria multicolore, e la nostra banale straordinarietà mi consola.
15 giugno 2008
speranza...
11 giugno 2008
finalmente!

Ci sono film solo belli e ci sono film anche importanti: Gomorra appartiene a questa seconda categoria. Non so da quanto tempo in italia non ne veniva prodotto uno così, tutt'al più abbiamo avuto bei film "minori", tutti invariabilmente etichettabili come "italiani" con tutto ciò che questo significa: Gomorra ha il merito di parlare un linguaggio filmico per niente "territoriale" a dispetto dell'ambientazione e dei dialoghi sottotitolati, con attori formidabili guidati magistralmente da Matteo Garrone, regista di una storia asciutta dai contorni precisi, evitando i toni melò e drammatizzazioni superflue alla rappresentazione. Ma la vera forza del film è il paesaggio urbano e architettonico , vero e proprio assemblaggio di sfaceli che sembrano privi di inizio, quasi paesaggi a loro modo "naturali", immanenti, come macerie prive di storia banalmente abitate e non vissute. E tra questi detriti, finalmente cinema!
08 giugno 2008
prove tecniche di destra-destra
05 giugno 2008
the black one!
02 giugno 2008
attendo spiegazioni
Che cosa giustifica il fatto che esista un film come il Divo? La ripassata più o meno filologicamente corretta di cinquant'anni di potere incarnato in un uomo solo? L'icastica fisiognomica del potere nelle figure di Franco Evangelisti di Cirino Pomicino detto 'O ministro, del mitico Sbardella detto lo Squalo? Il ricordarci il percorso del redivivo protofascista Ciarrapico? Il repertorio di battute andreottiane che costituiscono la sceneggiatura dalla prima all'ultima inquadratura? Mah, difficile scrollarsi di dosso la fastidiosa caratterizzazione con cui Toni Servillo veste i panni del Divo, la fastidiosa sensazione di Bagaglino triste. Paolo Sorrentino vanta che il film non prende posizioni e lascia allo spettatore trarre le sue conclusioni: è questo il limite del film che non provoca, non rivela, non rileva, non fa incazzare, non aggiunge, non deforma non informa. Attendo spiegazioni.
30 maggio 2008
My Ever Changing Moods
28 maggio 2008
27 maggio 2008
X factor
e se nell'eventuale remake di "attenti a quei due" basato esclusivamente su frasi prese dalle canzoni di Battiato...26 maggio 2008
arrgggghhh!
22 maggio 2008
ti piace il calcio?
20 maggio 2008
DNA
Non credo al famoso DNA delle squadre, al cuore granata o alla pazza Inter, credo alle contingenze anche calcistiche frutto di uomini, fatiche, colpi di culo e sfighe inenarrabili. Però gli ultimi tredici anni di gestione Moratti hanno fatto vacillare il mio cinico pragmatismo antiromantico. Credo sia difficile trovare un percorso storico (parliamo sempre di calcio, s'intende) così drammaturgicamente avvincente e sciaguratamente im/prevedibile. La stampa e le tv che si occupano di sport campano da almeno quindici anni praticamente solo di Inter: che arrivi quinta in campionato o assai raramente prima, fa lo stesso, è sempre l'Inter con le sue crisi i suoi allenatori esonerati in serie, i suoi bidoni e i suoi campioni i disastri e le fulgide impennate, le imprese sempre a metà e i fallimenti sempre completi a fare la cronaca del calcio italiano. Qualunque sia il risultato la domenica o in coppa, scoppia il giorno seguente l'inevitabile polemica, dichiarazioni a ruota libera di vari tesserati, disciplina come vago concetto sul cui significato si arrovellano i giocatori (lo spogliatoio dell'Inter è infatti anarchico per definizione) notizie di festini allegri e chi più ne ha più ne metta. Le sue (rare) vittorie sembrano sempre risse di strada dove prendere o dare la coltellata è solo Caso, dove notoriamente è il Colpo del Singolo a decidere perché l'Inter per definizione non ha gioco neanche quando vince 4 a 0. Il tifoso dell'inter non vive in attesa della vittoria, vive in attesa del prossimo disastro e si stupisce molto quando questo non arriva. Ma arriva, arriva...
18 maggio 2008
l'arte spiegata al popolo
13 maggio 2008
sex and dying in high society
10 maggio 2008
pulsione scopica

Con l'avvicinarsi della bella stagione le tv locali/nazionali ripropongono inesorabilmente, in una sorta di scollacciato cinefestival estivo, le pellicole cult dell'erotismo italico anni settanta-ottanta. Dunque avanti con Nadia Cassini e il grande Renzo Montagnani, la Fenech e Lino Banfi, Gloria Guida e le sue sorelle. Ah, l'estate ci attende...
08 maggio 2008
Silvio IV
Oggi comincia il regno di Silvio IV. Governo interessante, cucito su misura dal premier per il premier. La Carfagna subito eletta dai giornali stranieri come il più bel ministro del mondo. Visti in tv dopo il giuramento chiacchierare amabilmente tutti fra loro tranne il Bondi, teneramente seduto in un angolo solo e un po' malinconico. D'altronde lui è un poeta...
04 maggio 2008
preciso uguale identico
piccola aspirapolvere USB per pulire piccole superfici. Fa anche il rumore preciso uguale identico. Grande invidia per il mio amico fortunato possessore. Voluttà di fronte all'inutile, piccolo piacere nel maneggiare piccoli oggetti. Funziona soprattutto il fascino senza tempo di questo archetipo platonico.
30 aprile 2008
mainstream
27 aprile 2008
the age of innocence
23 aprile 2008
kiss
21 aprile 2008
povero Fidel!
Mi pare si stia esagerando, quel maricon di suo fratello, dopo la liberalizzazione della vendita di alcuni elettrodomestici, permetterà alla tv di stato di trasmettere le strafamose e strabelle nonché straamericane serie tv "I Soprano" e "Grey's anatomy"!. ah Fidel, non ci sono più i regimi di una volta...
16 aprile 2008
ma che ci voleva per vincere?

Della campagna elettorale di Berlusconi io ricordo tre cose: detasserò gli straordinari (ne beneficeranno il 90% degli operai del Nordest), via l'ICI dalla prima casa (contenti il 70% degli italiani) abolirò il bollo auto (contenti il 100% degli italiani).
Della campagna elettorale di Veltroni mi ricordo: Si Può Fare.
Ma come avrà fatto a perdere con quasi 10 punti di distacco? davvero non me lo spiego...
14 aprile 2008
13 aprile 2008
Juno

Per ingannare il tempo sospeso dell'attesa elettorale, che c'è di meglio di un film al cinema? dunque Juno capita a proposito. Per prima cosa mi vien da chiedermi che cosa ci abbia visto Ferrara in questo film per farne il manifesto ideologico di una campagna pro-life (come la chiama lui). La protagonista sceglie di non abortire con ancor meno "ragioni" di quelle che l'avevano spinta a recarsi in un consultorio per prenotare l'intervento. Semplicemente non le garbano l'ambiente e l'impiegata della reception, per cui sai che c'è? mi tengo il bimbo e lo do in adozione ad una coppia che mette annunci sul giornale. Dunque le tesi contrapposte di Ferrara (il film è pro-life) e di Natalia Aspesi (il film è pro-choice) appaiono entrambe infondate e pretestuosamente ideologiche. A me sembra che il film metta in scena invece l'insostenibile leggerezza delle scelte che la ragazza-madre (una deliziosa e bravissima Ellen Page) si trova a dover prendere in assoluta solitudine. Naturalmente Juno ha la fortuna di muoversi in un paese che le consente di affidare il nascituro ad una coppia, in un primo momento, e poi alla donna che - abbandonata dall'inaffidabile marito - rimane sola. Senza interventi del Vaticano obiezioni di coscienza bipartisan, anni di trafile burocratiche ecc.... così semplicemente perché è la cosa migliore da fare in quel momento. Juno, perennemente in bilico tra stupidità adolescenziale e maturità di piccola donna, prende caparbiamente e limpidamente le proprie posizioni e allo spettatore non viene neanche la tentazione di giudicarla. Tutto pare scorrere come se non potesse accadere altrimenti e - questo è il limite del film - non siamo mai sorpresi ma sempre consolati dallo svolgimento narrativo. Se volete sentirvi abitanti di un mondo migliore, andate a vederlo!












